la camera doppia

L’argine e la residenza

Rom ferri1 / Lʼargine

Scrissi nel 2012 a proposito di Loris Ferri: «Nel fondo notturno di questo guscio (che è l’immobilità della Storia congelata e percepitasi per due decenni come “finita”) germogliano i gigli manieristici e borderline di Loris Ferri, poeta nato nel 1978 a Pesaro, dove vive e lavora stagionalmente come operaio edile, dopo aver compiuto gli studi universitari a Urbino e aver vissuto alcuni anni a Bologna, città adottiva e sua seconda residenza, onnipresente come un calco baudelairiano nel gioco schizofrenico in cui l’autore esige una seconda vita, sovrapposta alla biografica, da cantare per conoscersi come una maschera caravaggesca è funzione della confidenza più intima e segreta, riscattata dal giogo della personalità socializzata.  (altro…)

L’occhio paleologico di Giorgio Cornelio

Giorgiomaria Cornelio ha diciotto anni e incarna esattamente quella “maestria nello stile amatoriale” di cui ho parlato a proposito di Adieu au langage di Jean-Luc Godard, in Appunti su Godard (La camera doppia, 14 dicembre 2014).
Dunque ripeto, perché la grazia naturale di questa fanciulletta fonte, il cui occhio è un iPhone, e la cui espressione artistica nasce nella morte del canone cinematografico tradizionale, me ne rinnova il senso: “La crisi del dio linguaggio può condurre a una rinascita della vista.
Dal dio maschile del giudizio alla dea creaturale del silenzio e della foresta-mondo”. (altro…)

Lʼinappagabile. Appunti a margine dei “Fiori del mare” (1984-2014)

Civile21.
O la poesia è unʼarte dellʼesperienza oppure, semplicemente, non è.

2.
Prima parentesi. Penso a “Civile 1”, una performance di Yesenia Trobbiani (Macerata, 2014; a cura di Yann Marussich). Una giovane donna, dai tratti somatici nativi americani, peruviani per la precisione, recide i suoi lunghi capelli con una forbice di ferro. Li deposita a ciocche, sopra unʼasta di legno depositata ai suoi piedi. Si china a terra, poi, per cingerli nel linguaggio Incas dei nodi, il “quipu”. Si rialza. Solleva lʼasta, come un vessillo simbolico. Il suo volto è trasfigurato nel silenzio di un paesaggio cementizio di provincia italiana (anni Novanta o Duemila). Il suo aspetto di ragazza “europeizzata” ora è mutato nelle forme di un messaggio antico che il pubblico della performance non sarà in grado di cogliere.
Ha parlato. Non ai presenti.
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Antologia #4 – Marco Simonelli

da Palinsesti (Zona, Arezzo, 2007)

Star system
[per Marilyn, soprattutto]

Non stanno a guardare
nostre stelle fisse
ancora in circolo però lontane.

Vedremo Orione in queste settimane
ma anche non brillasse
sapremmo della sua presenza
quasi fosse in palinsesto
nel suo asse:

meteora o meteorite
corpo estraneo celeste
che prende fuoco qui
per l’irruenza dell’impatto
col minimo terrestre.
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L’identità rende infelici

In un videogioco non ci sono tempi morti, solo eventi che ne generano altri, macchine a stati finiti. Un attore subisce un incidente, ne viene convocato un altro, quest’ultimo è già sul palco, sul palco ha luogo l’anteprima. Un uomo ordina un lettino solare, il lettino è arrivato, l’uomo è sul lettino, s’è abbronzato. Ora è sera contro il palazzo di vetro, ora è mattino (vien da dire, sbagliando, l’attimo dopo; l’attimo è invece lo stesso, poiché tutto è uno stato o un evento, il contesto viene saltato).

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“Sinistra” – Un saggio di Mario Tronti

Per gentile concessione di Mario Tronti e della casa editrice Ediesse, nella persona di Angelo Lana, pubblichiamo per il web questo saggio di filosofia politica contenuto nel volume Per la critica del presente, libro edito da Ediesse nel 2013 e di cui si consiglia la lettura. [lcd]


Mario TrontiSINISTRA
[di Mario Tronti]

Uno spunto di David Caute: «La sinistra, bisogna riconoscerlo, ha avuto un brutto inizio: il Vecchio e il Nuovo Testamento trattano la destra come simbolo del bene, e la sinistra del male». (altro…)

Antologia #2 – Valentino Ronchi

Da Canzoni di bella vita (Lampi di stampa, 2008)

(La parte buona dell’educazione)

Il pomeriggio, la domenica, seguivo mio padre
al Forlanini, a Baggio, al campo della Scarioni.
Giocava a pallone come certi giocatori zingari,
magiari o slavi, quelli che lo stadio un giorno
ama e l’altro insulta. Lo guardavo muoversi
in qualche modo diversamente da tutti gli altri,
cercare il difficile con elegante ostinazione
cocciuta. Nel cielo volavano certi grandi aerei,
in terra abbaiavano i cani correndo. E quando
venivamo via era felice se qualche numero
gli era riuscito, altrimenti restava coi suoi pensieri.
– Zingaro – gridava comunque per salutarlo
chi ci passava in bicicletta. Qualcosa andrà
buttato, e in fretta, qualcos’altro conservato.

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“Non vi è meta, solo viaggio” – Un inedito di Beppe Mariano

Il giorno venerdi 8 luglio 1989 si è staccato
dalla parete Nord del Monviso un grande
blocco, ritenuto perenne, di pietra e ghiaccio.
Crollando ha colmato quasi completamente
il sottostante lago Saretto a 3.300 m di quota.

(Quattro mesi dopo, il 9 novembre, un altro diverso crollo…)

Può capitare di non accettarsi più fino al punto di rifiutare il proprio “io”?
Può capitare, ha detto l’analista.
L’ha detto però con il tono di chi accondiscende a un’ipotesi puramente teorica.
Non ha capito che stavi già attuando il proposito.
Hai mancato volutamente gli appuntamenti che ti aveva fissato.
Come si lascia un indumento troppo a lungo indossato, e più volte rattoppato.
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