davide nota

L’argine e la residenza

Rom ferri1 / Lʼargine

Scrissi nel 2012 a proposito di Loris Ferri: «Nel fondo notturno di questo guscio (che è l’immobilità della Storia congelata e percepitasi per due decenni come “finita”) germogliano i gigli manieristici e borderline di Loris Ferri, poeta nato nel 1978 a Pesaro, dove vive e lavora stagionalmente come operaio edile, dopo aver compiuto gli studi universitari a Urbino e aver vissuto alcuni anni a Bologna, città adottiva e sua seconda residenza, onnipresente come un calco baudelairiano nel gioco schizofrenico in cui l’autore esige una seconda vita, sovrapposta alla biografica, da cantare per conoscersi come una maschera caravaggesca è funzione della confidenza più intima e segreta, riscattata dal giogo della personalità socializzata.  (altro…)

Lʼinappagabile. Appunti a margine dei “Fiori del mare” (1984-2014)

Civile21.
O la poesia è unʼarte dellʼesperienza oppure, semplicemente, non è.

2.
Prima parentesi. Penso a “Civile 1”, una performance di Yesenia Trobbiani (Macerata, 2014; a cura di Yann Marussich). Una giovane donna, dai tratti somatici nativi americani, peruviani per la precisione, recide i suoi lunghi capelli con una forbice di ferro. Li deposita a ciocche, sopra unʼasta di legno depositata ai suoi piedi. Si china a terra, poi, per cingerli nel linguaggio Incas dei nodi, il “quipu”. Si rialza. Solleva lʼasta, come un vessillo simbolico. Il suo volto è trasfigurato nel silenzio di un paesaggio cementizio di provincia italiana (anni Novanta o Duemila). Il suo aspetto di ragazza “europeizzata” ora è mutato nelle forme di un messaggio antico che il pubblico della performance non sarà in grado di cogliere.
Ha parlato. Non ai presenti.
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