Estratti

“Non vi è meta, solo viaggio” – Un inedito di Beppe Mariano

Il giorno venerdi 8 luglio 1989 si è staccato
dalla parete Nord del Monviso un grande
blocco, ritenuto perenne, di pietra e ghiaccio.
Crollando ha colmato quasi completamente
il sottostante lago Saretto a 3.300 m di quota.

(Quattro mesi dopo, il 9 novembre, un altro diverso crollo…)

Può capitare di non accettarsi più fino al punto di rifiutare il proprio “io”?
Può capitare, ha detto l’analista.
L’ha detto però con il tono di chi accondiscende a un’ipotesi puramente teorica.
Non ha capito che stavi già attuando il proposito.
Hai mancato volutamente gli appuntamenti che ti aveva fissato.
Come si lascia un indumento troppo a lungo indossato, e più volte rattoppato.
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Baudelaire e la “dittatura” del Tempo

Il Tempo è una delle facce dello spleen, e in esso rintocca la Storia che inchioda nel suo scandire il tempo tutte le uscite dal mondo. Baudelaire era ossessionato dagli orologi. Secondo una testimonianza il dandy per orrore del tempo, avrebbe tolto le lancette al suo orologio, ma negli ultimi mesi in Belgio l’orologio tornò a infestarlo come uno spettro, quell’orologio che aveva impegnato al Monte di Pietà per pagare i debiti e che non riusciva a riscattare: in Belgio doveva servirgli per scandire il tempo del lavoro, per trasformarlo nell’uomo che non perde tempo, e come un bravo operaio delle lettere produce scrittura.

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Sparare sugli orologi!

Dunque, perché parlare di spiritualità? Userò delle frasi nette. Mi scuso con voi, ma siccome adesso si parla in genere senza dire niente, io uso il criterio opposto, cioè scelgo delle frasi che dicano il massimo che si possa dire. E allora, perché la spiritualità? Perché il capitalismo ha fatto il deserto all’interno dell’uomo. Perché il capitalismo ha reciso le radici dell’anima all’interno della persona, e questo è un grande motivo culturale di lotta al capitalismo. Culturale: perché ci sono anche altri motivi di lotta, anche più seri e più fondati. Ma questo è un motivo di lotta che non vedo essere sollevato con efficacia da nessuna delle poche forze anticapitalistiche rimaste.

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La sua esperienza di irregolare

Si denuncia così l’essenza d’un orientamento critico verso la poesia recente. È stata una critica per emblemi? Di stretto formalismo? I risultati sfuggono in induzioni approssimative. Qui i crepuscolari, là i futuristi, e là ancora i vociani: una cronaca che non sa distinguere la poesia dalla letteratura. I poeti, infatti, fanno la loro apparizione come motivi accertabili d’un movimento letterario, continuano una fase interrotta in precedenza. La critica ha preferito le soluzioni intellettuali del processo poetico: nei simboli e nei barocchi petrarcheschi ha creduto di individuare le persone poetiche, l’esistere della parola formante. Ma la letteratura “si riflette”, mentre la poesia “si fa”. Il poeta non esiste come partecipazione letteraria se non dopo la sua esperienza di “irregolare”. Naturale e innaturale frattura d’una consuetudine metrica e tecnica, il poeta modifica il mondo con la sua libertà e verità. (Salvatore Quasimodo, Discorso sulla poesia, 1953)