Tre poesie elastiche di Blaise Cendrars

I.

Giornale

Cristo
È più di un anno che non penso più a Te
Da quando ho scritto la mia penultima poesia Pasque
La mia vita è davvero cambiata dopo
Ma sono sempre lo stesso
Ho perfino tentato di fare il pittore
Ecco i quadri che ho fatto e che questa sera pendono ai muri
Mi aprono strane prospettive su me stesso che mi fanno pensare a Te

Cristo
La vita
Ecco ciò di cui sono andato in cerca

Le mie pitture mi fanno male
Sono troppo passionale
E tutto è color arancione.

Ho passato una triste giornata a pensare ai miei amici
E a leggere il giornale
Cristo
Vita crocefissa nel giornale che tengo aperto a braccia tese
Ampiezze
Razzi
Ebollizione
Grida.
Sembra un aeroplano che precipita.
Sono io.

Passione
Fuoco
Romanzo a puntate
Giornale
Si ha un bel non parlare di se stessi
Bisogna gridare alle volte

Io sono l’altro
Troppo sensibile

Agosto 1913


V.

La mia danza

Platone non accorda diritto di cittadinanza al poeta
Ebreo errante
Don Giovanni metafisico
Gli amici, i parenti
Non hai più consuetudini e non ancora abitudini
Bisogna sfuggire alla tirannia delle riviste
Letteratura
Vita misera
Orgoglio fuori posto
Maschera
La donna, la danza che Nietzsche ha voluto insegnarci a danzare
La donna
Ma l’ironia?

Andirivieni continuo
Da un marciapiede all’altro
Tutti gli uomini, tutti i paesi
In tal modo tu non sei più a carico di nessuno
Non ti fai più sentire…

Sono un tipo che in favolosi espressi attraversa Europe sempre uguali e guarda scoraggiato dal finestrino
Il paesaggio non mi interessa più
Ma la danza del paesaggio
La danza del paesaggio
Danza-paesaggio
Paritatitatà
Giro tutt’intorno

Febbraio 2014


XI.

Bombay-Express

La vita che ho fatto
Mi impedisce di suicidarmi
Tutto prorompe
Le donne rotolano sotto le ruote
Con grida acute
Carrozze sostano a ventaglio davanti alle stazioni.
Ho la musica sotto le unghie.

Non mi è mai andato Mascagni
Né l’arte né gli Artisti
Né le dighe né i ponti
Né i tromboni né i pistoni
Non so più niente
Non capisco più…
Questa carezza
Che fa tremare la carta geografica

Quest’anno o l’anno prossimo
La critica d’arte è cretina come l’esperanto
Brindisi
Arrivederci arrivederci

Sono nato in questa città

E così mio figlio
Egli che ha la fronte come la vagina di sua madre
Ci sono pensieri che fanno sussultare gli autobus
Non leggo più libri che si trovano solo nelle biblioteche
Bell’A B C del mondo
Buon viaggio!

Potessi portarti con me
Tu che ridi di color vermiglio

Aprile 2014


Da Blaise Cendrars, Diciannove poesie elastiche, in Dal mondo intero (Guanda, 1980; a cura di Rino Cortiana)


Blaise Cendrars (pseudonimo di Frédéric Louis Sauser) è nato a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, nel 1887 ed è morto a Parigi nel 1961. La sua produzione poetica risale soprattutto agli anni tra il 1912 e il 1924. Durante la Prima guerra mondiale combatté in Africa nella Legione straniera. Negli anni successivi si dedicò soprattutto alla prosa; del 1925 è il romanzo L’oro cui seguirono Moravagine, Rapsodie gitane e La mano mozza. Lavorò anche come sceneggiatore e pubblicò saggi sul cinema. Oltre a Dal mondo intero in Italia è uscita la raccolta di versi Al cuore del mondo a cura di Rino Cortiana (Scheiwiller, 1992).