Tre sonetti maestosi e sentimentali di Gian Piero Bona

La morte

Che il sole sia lo scafo di un’urna, la luna
un cargo di lapidi, la terra un battello
di testamenti, e in questa navale fortuna
la cenere sia un’onda, l’osso un violoncello,

il teschio un’isola, lo scheletro un’innario,
non rivoluzioni o filosofie liete,
volgarità o culture, ma te compete,
morte!, oceano istruito, reazionario

canto. Né bracciante soave, né padrone
teorizzi. Sulla nostra cassa di dottrina
t’imbarchi come su un vapore una regina

calva. Così il sociale naufragio. E il salmone
della tua rosea verità, per la glaciale
sorgente che smentisce le idee, risale.


La mente

È fatale che molte parallele
si scontrino nel tempo, se il pirata
amoroso ti guida alle sue tele
nascoste, e che la nave sia alleata

a tutti i giochi dell’onda e fiorisca
il rapporto dei numeri col faro
che ti regala, in un blu di odalisca,
il diritto alla tempesta. È chiaro

e fatale. La mente può virare
per comprare la brezza come il frutto
di un vertice, e mirabilmente macchiare

l’arrivo. Senza badare allo sparo
la compagnia del pirata sa tutto,
non è sola in viaggio, ed è bello e chiaro.


Il guardiano

Catalogare mostri e ombre perenni
in biblioteca, e con curiosità
e trucchi brutali specchiarsi indenni
nell’argento della creatività;

sfidare il notturno dei capitani
che stracciano le pagine contenti,
sporcando i tuoi quadrati asciugamani
di vergine; nel cobalto dei venti

attirare i più segreti accostamenti
e formare il tuo spazio, è importante.
Un cane c’è sempre negli spaventi

che protegge il colpevole e le gare
da eroe. In casa il guardiano è importante
per un’opera nuova da rifare.


Da Sonetti maestosi e sentimentali, di Gian Piero Bona, uscito nel 1983 per i tipi de “All’insegna del pesce d’oro”, con tre lettere di Jean Cocteau, Sandro Penna e Camillo Sbarbaro.

Gian Piero Bona (Carignano, 1926) è poeta, romanziere e autore teatrale.