Tre poesie di Annalisa Meriggi

Io sento le voci

Io sento le voci: sono maglia di sciame,
o nubi dense sia pioggia o risentimento.
Io sento le voci, le voci d’altro reame.
E son io stessa fiore e avvelenamento.

Sento le voci di un’orgia di bruno argine
su cui s’abbatte il chiaro dileggio di un’onda;
e di ogni tuono divengo punta, propaggine.
È nei cavi della mia ragione. M’affonda.

Sento le voci dei cherubini infuocati
a cui, siano ali, hanno spezzato illusioni;
e per ciascuna screziata piuma, i latrati
sono solo gli inizi dei cieli, le visioni.

Sento le voci di tutti i vostri tradimenti
perpetuati contro l’innocente devozione;
come una sposa accolgo i più puri giuramenti
del ‘mai più’, ‘per sempre’ come condizione.

Io sento le voci che sorgono da terra
e terra stessa sono io con questo corpo.
Scambio anche la prigione per una calda serra,
l’oplita al tramonto, la corazza, l’avancorpo.

Sento le voci dalla tromba: è il giudizio.
Sigilli sciogliersi al tocco e lacrime di cera
colate all’orlo di ogni vetta: è precipizio.
Ne canto solo una: è l’unica e m’invera.


Male non vi fa

Per quelle mattonelle itteriche
io rigida mi spianavo e dentro me
seguivo le urla dall’ultima porta
aperta dove c’era puzza di bisogni:
il padre, la madre, i bignè, il…
Gli occhi vacui a profusione
per quelle mattonelle itteriche
dove io rigida mi spianavo
e spiavo i becchi bianchi
dal cucinino che sapeva di popcorn.
Non trovando una collocazione
fra cosmo, gloria e fallimento
finii a letto: “Dormi, bella, male non ti fa,
male non ti fa, male non ti fa,
hai il bagno in camera lo sai.”.


Rugge la ruggine

Sento male a una tempia: mi pulsa,
mi scroscia dentro, dove finirò?
Sento un buco a una tempia,
fatemi bere l’acqua benedetta.
Sento fitte a una tempia: è un buco,
da lì parte un condotto ieratico.
Mi fa male la tempia: è la vista,
lo specchio sulle altre tempie…


Annalisa Meriggi è nata nel 1990 a Recanati dove vive e lavora. Studia Filosofia presso l’Università di Macerata.