La sua esperienza di irregolare

Si denuncia così l’essenza d’un orientamento critico verso la poesia recente. È stata una critica per emblemi? Di stretto formalismo? I risultati sfuggono in induzioni approssimative. Qui i crepuscolari, là i futuristi, e là ancora i vociani: una cronaca che non sa distinguere la poesia dalla letteratura. I poeti, infatti, fanno la loro apparizione come motivi accertabili d’un movimento letterario, continuano una fase interrotta in precedenza. La critica ha preferito le soluzioni intellettuali del processo poetico: nei simboli e nei barocchi petrarcheschi ha creduto di individuare le persone poetiche, l’esistere della parola formante. Ma la letteratura “si riflette”, mentre la poesia “si fa”. Il poeta non esiste come partecipazione letteraria se non dopo la sua esperienza di “irregolare”. Naturale e innaturale frattura d’una consuetudine metrica e tecnica, il poeta modifica il mondo con la sua libertà e verità. (Salvatore Quasimodo, Discorso sulla poesia, 1953)